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Alex Honnold – The man behind Free Solo

“Possedevo più di ciò che era necessario per me ma al tempo stesso mi sono accorto che c’erano milioni di persone al mondo che avevano invece meno di quello di cui avrebbero avuto bisogno. La fondazione è nata come un possibile ponte tra queste due situazioni, come un modo per fare qualcosa di positivo nel mondo.”

Honnold Foundation. Puoi raccontarci qualcosa in più a proposito di questa organizzazione.Come è nata? Quali sono state le motivazioni che ti hanno influenzato di più?

La Honnold Foundation è nata dal fatto che, viaggiando molto come climber, ho avuto occasione di vedere più da vicino i bisogni del mondo. Quando sono diventato un arrampicatore professionista mi sono reso conto di guadagnare più di quanti soldi avessi bisogno. La fondazione è nata da questa idiosincrasia che provavo, possedevo più di ciò che era necessario per me ma al tempo stesso mi sono accorto che c’erano milioni di persone al mondo che avevano invece meno di quello di cui avrebbero avuto bisogno. La fondazione è nata come un possibile ponte tra queste due situazioni, come un modo per fare qualcosa di positivo nel mondo. Fondamentalmente sto supportando un progetto ambientale che possa migliorare gli standard qualitativi di vita delle persone che vivono nella povertà.

Che lavoro fanno i tuoi genitori?

Mia mamma ora è in pensione ma è stata una professoressa di francese. Anche mio padre insegnava lingue ma è morto ormai undici, anzi tredici anni fa ormai. In pratica vengo da una famiglia di insegnanti.

Come ti sei avvicinato all’arrampicata?

Ho iniziato a scalare quando avevo circa undici anni, i miei genitori mi portarono ad una palestra di arrampicata, mi e subito piaciuto e quindi non ho mai smesso. Ho iniziato scalando indoor per poi spostarmi sempre di più all’aperto.

Come vivi i social media? Forse è solo una nostra sensazione ma al giorno d’oggi sempre più persone hanno con essi un rapporto anche economico.

Non ho mai amato molto i social media, non mi piace auto promuovermi o pubblicizzare qualcosa ma, al tempo stesso, come arrampicatore professionista mi è stata data questa grande vetrina quindi cerco di trarne il meglio magari mettendo sotto i riflettori quello a cui tengo di più come il lavoro con la mia fondazione o supportando temi ambientali, parlando di politica etc. Credo che avere molti fans sui social mi dia la possibilità di migliorare un po’ il mondo anche se generalmente non mi piace taggare i miei sponsor. Di solito non lo faccio. In teoria sul mio contratto ci sarebbe scritto di fare cose del genere ma di solito non mi importa.

Ti è mai capitato che uno sponsor ti chiedesse di scalare qualcosa che non volevi?

Generalmente i miei sponsor non mi chiedono di scalare nulla, chiedono solo di partecipare agli eventi, fare presentazioni o recarsi nei loro uffici per discutere dei prodotti quindi non credo mi sia mai capitato che uno sponsor mi chiedesse di scalare qualcosa nello specifico. Ho avuto sponsor che mi hanno chiesto di volare da una città all’altra per fare delle presentazioni ma quello che voglio scalare lo decido io.

Segui un allenamento sistematico? Hai qualche schema di allenamento particolare o segui di più il tuo istinto?

Nel corso degli anni ho sempre scalato di più di quanto mi allenassi per farlo ma negli ultimi uno o due anni ho cercato di allenarmi un po’ più sistematicamente. Non è niente di paragonabile ad un vero regime di allenamento ma sto comunque cercando di esercitarmi più normalmente. Non so se sta funzionando veramente, chi lo sa!

C’è qualche foto che vorresti descrivere? Ti è mai capitato che un fotografo ti abbia messo in pericolo durante una scalata in solitaria?

Di solito filmo o fotografo solo le vie in cui decido di farlo. Scelgo percorsi specifici e torno indietro dopo averli completati per fare foto. Non voglio che un fotografo o un videomaker compromettano l’esperienza che sto facendo quindi non mi pare che un fotografo mi abbia mai dato problemi. A volte mi piace avere con me un fotografo perché spesso sono anche miei amici ed è bello condividere l’esperienza con qualcuno con cui ti trovi bene.

C’è qualche canzone o colonna sonora che vuoi condividere con noi?

Non ho nessuna particolare colonna sonora, ascolto principalmente rock moderno sul genere Green Day o Offspring, più o meno le stesse cose che ascoltavo al liceo!

La tua ragazza come vive il tuo rapporto con il pericolo?

Penso che per lei sia spesso difficile accettare il fatto che pratichi l’arrampicata libera ma al tempo stesso si fida di me, conosce la materia e sa che sono in grado di decidere per il meglio. Sa benissimo che ci tengo alla mia vita e lo capisce. Penso sia comunque duro per lei e so che spesso, quando pensa a cosa sto facendo, ha paura

Crediamo che tu abbia molta consapevolezza di quello che fai e che questo abbia formato la tua personalità e ti abbia reso ciò che sei ora. Se tuo figlio ti dovesse mai dire che intende praticare il free solo cosa faresti?

Non credo avrei nessun problema nel caso ma sicuramente gli direi di iniziare con calma, essere molto prudente e non avere fretta. Non credo ci sia niente di intrinsecamente sbagliato nell’arrampicata in solitaria, credo solo che si debba praticare in maniera appropriata ed essere estremamente cauti.

Quando hai iniziato a pensare di voler arrampicare in solitaria?

Penso di aver fatto la mia prima arrampicata in free solo quando avevo diciassette o diciotto anni, quindi quasi quindici anni fa. Essendo cresciuto in California conoscevo questo sport perché è molto praticato là. Sapevo le storie, mi interessava e pensavo fosse figo, dunque ho sempre voluto farlo.

“Non mi piace auto promuovermi o pubblicizzare qualcosa ma, al tempo stesso, come arrampicatore professionista mi è stata data questa grande vetrina quindi cerco di trarne il meglio magari mettendo sotto i riflettori quello a cui tengo di più come il lavoro con la mia fondazione o supportando temi ambientali, parlando di politica.”

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