Image Alt

Ruth Oberrauch Intervista

Nel 1846, Anton Oberrauch ha avviato un’attività imprenditoriale di famiglia che, sei generazioni dopo, i suoi eredi continuano a portare avanti. Un consapevole utilizzo delle risorse, il rispetto per l’ambiente, una sconfinata passione per lo sport e la montagna, sono parte integrante della cultura aziendale. Abbiamo incontrato Ruth Oberrauch, HR Business Partner e Head of Sustainability di Oberalp, figlia del Presidente del gruppo Heiner Oberrauch, e rappresentante della sesta generazione della famiglia.

Raccontaci la tua storia. Come sei arrivata a coprire il ruolo che hai oggi in azienda?
Ho studiato Economia e Management all’Università di Verona. Dopo la laurea ho lavorato per un anno a Londra con Pentland Brand, un’azienda familiare che opera nel settore sportivo, footwear e abbigliamento, dove ho avuto la possibilità di conoscere da vicino diversi reparti: legale, CSR, marketing, product management. Dopo questa esperienza sono rientrata in Italia e ho iniziato a lavorare nella divisione marketing di Salewa, ormai un bel po’ di anni fa. Piano piano ho iniziato a portare all’attenzione dell’azienda i temi legati alla sostenibilità, che avevo conosciuto in termini di strategia all’interno di Pentland Brand. All’inizio era un po’ una battaglia, fino a quando, creando dei gruppi di lavoro e coinvolgendo le persone, ho iniziato a mettere in piedi l’attività di CSR che facciamo oggi in Oberalp. Poi ho avuto il mio secondo figlio e visto che per il primo non mi ero mai fermata, questa volta mi sono concessa due anni, durante i quali ho fatto un master a Innsbruck in Management, Psicologia e Leadership. È così che ho iniziato a lavorare nelle HR: in quel momento in Oberalp stavano cercando un HR Manager per l’Italia e mi hanno chiesto se volevo accettare questa nuova sfida, considerando che conoscevo bene i vari ruoli e le dinamiche aziendali Oggi in azienda ho due incarichi: Head of Sustainability e HR Business Partner.

Human Resources: cosa significa per te prendersi cura delle persone?
Noi spesso diciamo che siamo un team di appassionati di montagna e di sport, di sognatori e di persone che amano l’avventura: è quello che abbiamo tutti in comunque. In Oberalp l’ambiente è molto familiare, ci diamo tutti del tu, usciamo insieme la sera. Mi sembra che, soprattutto per le persone che vengono da fuori Bolzano, sia molto facile fare amicizia all’interno di questo contesto, perché condividiamo l’amore per l’outdoor e credo che anche questo significhi prendersi cura delle persone: lasciare spazio alle loro passioni anche nell’ambiente di lavoro. Ma significa anche considerare le persone in ogni loro aspetto: punti di forza, bisogni personali, motivazione e contesto privato.

Siete appena tornati da un viaggio aziendale in Corsica. È difficile di questi tempi che un’azienda faccia un regalo così ai propri dipendenti.
Sì, è un’iniziativa che ha lanciato mio nonno. Ogni cinque anni facciamo un viaggio: cinque anni fa siamo stati in Albania e prima ancora in Marocco. Anche questa volta è stata una bella esperienza, siamo stati in un campeggio appartato nel nord della Corsica. Sono opportunità uniche per conoscersi meglio e creare un contesto che ti aiuta anche dopo, nella vita lavorativa. Per questi team building cerchiamo sempre dei posti un po’ isolati, dove puoi veramente fare gruppo: c’è chi va ad arrampicare, chi a fare bouldering, chi coglie l’opportunità per un trekking o per riposare in spiaggia, però poi ci si ritrova a pranzo e a cena, momenti durante i quali stiamo sempre tutti insieme. Il manager dorme in tenda accanto al neolaureato, uno vicino all’altro, per cinque giorni. Sono anche queste attività che fanno in modo che le persone che lavorano per Oberalp si sentano parte di un team, di una famiglia.

In azienda avete la palestra di arrampicata più grande d’Italia.
Sì, il Salewa Cube, gratuita per i dipendenti, è la nostra palestra di arrampicata. Ha anche una parte boulder, è molto grande ed è sia outdoor sia indoor. Costruita all’interno del nostro avveniristico headquarter di vetro, ha la particolarità di avere un’enorme porta che può essere completamente aperta quando il meteo lo consente, rendendo impercettibile la differenza tra interno ed esterno e facendo sentire chi arrampica come se si trovasse veramente all’aperto. Abbiamo anche un piccolo fitness studio in azienda, che i dipendenti utilizzano anche in pausa pranzo per fare allenamento.

Quale è il tuo rapporto con la montagna?
Io sono cresciuta in montagna, per me è una cosa talmente naturale che mi è difficile pensare di non averla. A tre anni ho iniziato a sciare. A otto anni mio papà mi ha portato sul Catinaccio, a nove anni ho iniziato ad andare in snowboard e pochi anni dopo ho messo le pelli le prime volte. Da bambini eravamo sempre in montagna durante il weekend, e anche adesso è così. Frequento la montagna d’estate e d’inverno, con gli amici, con mio marito ma anche in famiglia. Anche se con i bambini preferiamo spesso il trekking al climbing, abbiamo di recente fatto la prima via ferrata con i due bambini. Con mio marito vado a fare soprattutto scialpinismo. Poi ho anche un gruppo di amiche con le quali andiamo spesso a fare scialpinismo tra donne, e ogni anno facciamo un girls-trekking di qualche giorno, l’ultimo in Costiera Amalfitana, stupendo.

Professionalmente quale è il tuo successo più importante in Oberalp?
Ripensando a distanza a questi anni in azienda, penso che quando ho iniziato a portare sul tavolo il tema della sostenibilità, circa sette anni fa, non era una cosa molto sentita. Vedere che siamo riusciti a implementare delle politiche e che la sostenibilità è parte integrante dei processi aziendali, dei pensieri delle persone, ed è un argomento sentito un po’ da tutti, è sicuramente una bella soddisfazione.

Cosa vuol dire sostenibilità per te e per Oberalp?
L’attenzione alle persone c’è sempre stata in azienda, poi però siamo cresciuti molto e in fretta e all’inizio non c’era una strategia o un obbiettivo a lungo termine dietro questi progetti: è questo il passo importante che siamo riusciti a fare in questi ultimi anni. Mettiamo sempre in primo piano le persone, non solo i dipendenti, ma anche le persone che lavorano nelle fabbriche che non sono di nostra proprietà ma nelle quali vengono realizzati i nostri prodotti. Ormai da cinque anni siamo membri di FWF, l’associazione più severa tra quelle che hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro nelle fabbriche.  Abbiamo raggiunto il “FWF leader status”, un riconoscimento per il nostro impegno in questo ambito. Sentiamo la responsabilità di dare qualcosa indietro alla comunità, ma non solo. Il secondo pilastro su cui si basa il nostro lavoro di sostenibilità è, accanto al tema “people”, l’argomento “product”. Facciamo prodotti per vivere la natura e la montagna e quindi è normale prendersene cura e avere una consapevolezza nei suoi riguardi. Cerchiamo di ridurre il più possibile l’impatto che abbiamo sull’ambiente – con i nostri prodotti e i processi produttivi – scegliendo dei materiali più sostenibili, investendo in ricerca e sviluppo per trovare soluzioni nuove, implementando una “chemical policy” severa e lavorando con i fornitori.

…condividiamo l’amore per l’outdoor e credo che anche questo significhi prendersi cura delle persone: lasciare spazio alle loro passioni anche nell’ambiente di lavoro. Ma significa anche considerare le persone in ogni loro aspetto: punti di forza, bisogni personali, motivazione e contesto privato.

Siete molto attenti anche alla parità di genere, sia esternamente sia internamente a Oberalp. Penso ad esempio al vostro asilo aziendale.
Questo è un tema molto importante perché permette a tante mamme di continuare la loro carriera: per noi conciliare la famiglia con il lavoro è fondamentale e mi riferisco non solo alle mamme ma anche ai papà. Sono convinta che il sistema può cambiare solo se anche i papà si prendono le loro responsabilità nel compromesso lavoro – famiglia, è una questione sulla quale stiamo lavorando. Comunque, personalmente, mi auguro di vedere un domani più donne all’interno del senior management di Oberalp.

Avete anche creato dei prodotti specifici per le donne.
Quello che stiamo cercando di evitare in azienda è il concetto di shrink & pink, come lo chiamo io, cioè fare la collezione da donna semplicemente rendendo i prodotti da uomo un po’ più piccoli e un po’ più rosa. È un argomento che mi sta personalmente a cuore. In Salewa abbiamo instaurato anche una women taskforce, un team di donne che provengono da vari ambiti, prodotto, marketing, vendita, ma anche persone esterne che si incontrano per discutere i diversi bisogni e per pensare a prodotti specifici per le donne. È bello vedere l’energia e l’entusiasmo che c’è in tutti questi progetti.

Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi all’interno di Oberalp?
Sono diversi. La distribuzione sta cambiando talmente rapidamente che sicuramente questa è una sfida da vincere, sia per quanto riguarda i canali distributivi sia per le esigenze e le richieste da parte dei consumatori. Bisogna capire le tendenze in maniera veloce, perché a volte, quando sei grande, la difficoltà è proprio quella di riuscire ad adattarsi con rapidità.

Share this Feature

Partners