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Alba Optics: qualità ed attenzione per ogni piccolo dettaglio

By Giulia Boccola

Photo Silvia Galliani

Giovani, simpatici e super dinamici. Abbiamo conosciuto Luca Gentile e Piergiorgio Catalano, i fondatori del marchio Alba Optics, una realtà italiana che in un paio di anni è riuscita a farsi conoscere in tutto il mondo.

Chi sono i fondatori di Alba Optics?

Siamo amici da sempre, un’unione nata 20 anni fa tra le mura di un negozio di surf milanese. Al tempo si pensava solo a vendere e ad aspettare il weekend per salire in montagna a sciare. Dopo gli studi ognuno di noi ha preso strade diverse, Piergiorgio come producer e Luca come designer, ma siamo sempre rimasti migliori compagni di merende.

 

Quando nasce l’idea di questo progetto?

Circa 4 anni fa. Luca esponeva un suo progetto ad una fiera della zona dedicata alle due ruote e insieme notammo una bancarella che vendeva un vecchio stock di occhiali da ciclismo anni 80. Erano affascinanti esteticamente ma scarsi nei materiali. Così decidemmo di unire le nostre skills in un progetto legato ad un prodotto. Abbiamo lavorato di notte, nei weekend, sacrificato ore libere per un paio d’anni per poi dedicarci full time. Il 2019 è stato il nostro vero anno zero.

 

Qual è la vostra identità aziendale?

Inizialmente fu quella di ispirarci ad un modello del passato e riproporlo in chiave moderna. Così dopo qualche ricerca, trovammo un produttore locale che riesumò uno stampo originale degli anni 80 ormai dimenticato. Dopo aver disegnato la lente e testato i vari prototipi fino alla versione finale è nato il nostro primo modello: il Delta. Col tempo Alba Optics si è evoluta in un vero e proprio brand di occhiali con una collezione più articolata e completa.

A cosa vi ispirate quando progettate un occhiale?

Ascoltiamo i bisogni di ogni atleta con cui parliamo, di ogni genere ed età. Li elaboriamo e pensiamo ad un prodotto che possa soddisfarli. La nostra collezione segue un preciso ventaglio di offerte e tipologie. Abbiamo pochi modelli ma specifici per l’uso a cui sono destinati. Ci piace prendere ispirazione dal mondo dell’arte e del design, dalle tendenze del passato, adoriamo rovistare tra i memorabilie della storia italiana di sport e ciclismo. Spesso seguiamo i nostri istinti e ci piace mischiare le carte sul tavolo pur mantenendo una certa identità d’immagine. Siamo come un ristorante stellato, pochi piatti, un solo chef. 

 

I vostri valori?

La passione e la ricerca, la cura per ogni dettaglio, l’attenzione alla qualità dei prodotti e di come vengono realizzati. Nulla è lasciato al caso, ogni pezzo viene pensato, progettato e realizzato esattamente come vogliamo che sia. Abbiamo rimandato diverse uscite solo perché il risultato finale non ci convinceva. Non vogliamo avere rimpianti o pensare che si poteva fare di meglio. Togliamo tutto il superfluo per far funzionare al meglio quello che resta e ogni parte del prodotto o scelta stilistica deve avere una sua motivazione. Il nostro motto si riassume in una frase di Ludwig Mies van der Rohe, punto di riferimento di molti architetti e designer: Less is more.

 

A chi è dedicato Alba Optics?

Allo sportivo che non vuole per forza arrivare primo, ma raggiungere qualsiasi obiettivo si voglia, in qualsiasi condizione. La frase nata per gioco “Alba Optics doesn’t make you faster” riassume un po’ tutta la nostra filosofia di approccio. Il modello che più ci rappresenta è sicuramente il Delta, la nostra Stratocaster. È il primo, il più trasversale e iconico della collezione.

 

Che cosa vuol dire per voi la parola outdoor?

Vent’anni fa era la divisione era tra freestyle e freeride, l’outdoor di oggi è per noi la fusione di questi due termini. 

Cosa ha significato per voi questo periodo di lockdown forzato?

All’inizio è stato uno shock. Vivere nella zona più colpita d’Europa e trovarsi da un giorno all’altro con una chiusura forzata ed un nemico invisibile da combattere non è stato per niente facile. La stagione estiva non era ancora iniziata e per una piccola azienda come la nostra ci sono stati diversi momenti di ansia e sconforto. Ma dopo un primo momento di disagio ci siamo rimboccati le maniche e premuto ancora di più sull’acceleratore. Abbiamo creato dei giri virtuali con i nostri migliori atleti coinvolgendo varie comunità. Lanciato dei nuovi prodotti che erano già a calendario, senza paura, confermando le produzioni. Ci siamo concentrati solo sull’essenziale, sui bisogni necessari. Questo è ciò che serve per sopravvivere. Tutto il superfluo e il dannoso va eliminato, ci fa solo perdere tempo.   

 

Quali strategie state attuando per affrontare questo difficile momento?

Abbiamo potenziato la vendita e la piattaforma online ma anche cercato di far uscire nuovi modelli in linea con le tempistiche dei nostri retailers, anticipandogli talvolta i colori e i modelli. Vogliamo che i nostri rivenditori si sentano tutelati dalla nostra azienda e considerati come parte fondamentale del nostro progetto. Per questo motivo non troverete mai i nostri prodotti in grosse catene di vendita online.

 

Nuovi progetti per il futuro per quanto riguarda tecnologie e sostenibilità?

Sostenibilità non sempre va a braccetto con una buona user experience. Mi spiego. Il nostro occhiale potrebbe essere venduto dentro ad una sacchetta di cotone organico e spedito così com’è. Impatto al minimo ma a discapito di un’esperienza insoddisfacente da parte dell’utente, che per l’aspettativa che ha sui nostri prodotti, resterebbe probabilmente molto amareggiato. Cerchiamo di mantenere un certo equilibrio, offrendo il meglio in termini di design e ricerca ma stando attenti a ridurre al minimo gli scarti, l’uso della plastica e altri materiali inquinanti non necessari. Produciamo tutto in Italia e di questo ne andiamo fieri. Preferiamo mantenere una certa artigianalità e controllo del prodotto, piuttosto che un’ industrializzazione asiatica che ne comprometterebbe indubbiamente la qualità.

 

Ci potete svelare una curiosità su un nuovo prodotto?

Il ghiaccio e la polvere saranno due elementi su cui lavoreremo per i prossimi mesi.

 

Il vostro viaggio in bicicletta che proprio non scorderete mai?

L’anno scorso siamo riusciti a concederci due giorni per fare Milano/Chiavari. Breve ma intenso, un ottimo ricordo. Viaggiare in bicicletta, portarsi dietro l’essenziale e liberare la mente per qualche giorno dalle preoccupazioni quotidiane è una pratica molto gratificante.

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