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Anna Stöhr Evolution: Never Give Up.

Text by Marta Manzoni

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Anna Stöhr nasce il 25 aprile del 1988 a Innsbruck, in Austria. Inizia ad arrampicare da bambina insieme a sua sorella e ai genitori, entrambi alpinisti. A otto anni le cose si fanno più serie e inizia a partecipare alle competizioni. Da allora ha compiuto numerose prime ascensioni femminili nel bouldering in ogni parte del pianeta.

Nel 2007 ha vinto la medaglia d’oro nel boulder al Campionato del Mondo e nel 2008 la Coppa del Mondo sempre nella stessa categoria. Nel 2011 si è aggiudicata i due titoli principali in palio nel boulder, vincendo la medaglia d’oro sia al Campionato del Mondo che durante la Coppa del Mondo. Nella stagione 2012 ha vinto la sua terza Coppa del Mondo, e nel 2013 arriva anche la quarta. Nel 2017 smette di gareggiare nel circuito di Coppa del Mondo. Ora vuole innalzare i propri limiti sulla roccia vera, esplorando l’arrampicata in ogni sua forma.

 

Sei stata una campionessa internazionale di bouldering, poi sei passata all’arrampicata con corda su singoli tiri e infine all’arrampicata multi-pitch. Sembri la personificazione del concetto di evoluzione. Come interpreti questo concetto?

Credo che evoluzione significhi non essere rigidi, essere curiosi, aperti mentalmente a nuove possibilità e disponibili ad andare avanti.

 

Come si è sviluppato il tuo “viaggio” come atleta tra questi estremi? Cosa ti ha spinta verso queste scelte? Sono cambiate le tue motivazioni? 

Ho fatto parte della nazionale austriaca per quattordici anni, e questo in qualche modo mi ha definita come persona. È stato molto difficile decidere di fare un passo indietro quando ho capito che non sarei più stata in grado di competere nel bouldering al livello che avevo avuto fino a quel momento. È stata una scelta dura, ma credo che l’arrampicata sia uno sport unico anche perché offre infinite possibilità: bouldering, vie di più tiri, arrampicata su ghiaccio, indoor, outdoor. Mi è bastato allargare la visuale, cambiare prospettiva, per scoprire questa nuova dimensione del mio sport.

Sei passata da una disciplina sportiva nella quale le gare sono importanti a un’attività in montagna nella quale non esistono competizioni. Quali sfide hai dovuto vincere? Quali sono le differenze tra le capacità tecniche che servono per il bouldering e per l’arrampicata su roccia? È cambiato il tuo modo di allenarti? 

Intanto ho dovuto allenare la resistenza, che per le vie di più tiri è fondamentale, visto che puoi rimanere in parete anche dieci ore. C’è un solo modo per migliorare sulla roccia: scalare, scalare e scalare! Nel bouldering, invece, devi essere esplosivo per pochi secondi, e quindi conta di più la forza. Ormai vado pochissimo in palestra. Poi ho dovuto superare la paura: sono passata da scalare con pochi metri sotto di me a enormi pareti alte decine e decine di metri. 

 

Qual è la strategia che hai adottato durante il tuo percorso?

Andare avanti e non arrendersi mai. Se davvero vuoi qualcosa vallo a prendere!

 

Prima il tuo focus erano le competizioni sulla plastica mentre ora sei entrata in una nuova prospettiva, più vicina alla natura e al suo ritmo, quale dimensione senti più vicina? 

Ho sempre scalato outdoor e la natura è sempre stata una fonte di motivazione per me, proprio perché le competizioni erano indoor ho sempre avvertito il desiderio di arrampicare sulla vera roccia. Prima, a volte, dovevo allenarmi in palestra anche durante giornate di sole splendido, ora per fortuna non accade più! Adesso ho la possibilità di apprezzare di più la capacità dell’attività all’aria aperta di mettermi di buon umore.

L’arrampicata su vie di più tiri è molto più vicina all’alpinismo, ti affascina l’alta quota? L’alpinismo esplorativo? 

Non vedo me stessa come un’alpinista, inoltre sono consapevole di non avere le competenze. Di certo non salirò mai su un ottomila! Le vie che scelgo sono tutte protette molto bene, per me è importante sentirmi al sicuro.

 

Hai mai pensato di fare free solo?

No! Assolutamente. Per me il rischio è troppo alto e non ho questo desiderio.

 

Cosa pensi di chi lo pratica?

Ognuno fa quello che crede, posso solo parlare per me stessa.

 

Hai scalato tanto sulle Alpi e in giro per il mondo, quali sono le differenze? Tu dove preferisci scalare? 

Forse la cosa più bella di essere un’atleta è avere la possibilità di viaggiare per il mondo e conoscere persone in ogni parte del globo. Ero felice di incontrare culture diverse. Ora però sono altrettanto contenta di arrampicare sulle montagne di casa: mi sono resa conto che non mi sono mai presa del tempo per apprezzare i luoghi qui vicino, dove ci sono tante vie meravigliose.

Quale luogo della terra ti ha affascinato di più?

L’Australia, perché l’arenaria quarzosa che si trova laggiù è veramente una gioia da tenere sotto le mani, ed è una roccia molto difficile da trovare in Europa.

 

Sei la protagonista della campagna primavera estate di Salewa.

Sì, è un vero onore per me far parte del team! Mi sento vicina ai valori del brand, penso per esempio all’impegno per la tutela dell’ambiente ma anche alla scelta intrapresa durante la pandemia, quando sono state importate mascherine e sono stati realizzati camici per il personale sanitario. Inoltre l’headquarter dell’azienda, a Bolzano, è vicino a Innsbruck e quindi è facile avere relazioni personali con il resto del team.

 

Le Olimpiadi di Tokyo 2020 sono state rimandate al 2021. Dovremo attendere ancora un anno per vedere il debutto dell’arrampicata come disciplina olimpica. Qual è la tua opinione?

Rimandare era l’unica scelta possibile. Il lato negativo del debutto dell’arrampicata credo sia la decisione di unire, in un’unica medaglia d’oro, discipline differenti tra loro, come bouldering, lead e speed, per le quali sono necessarie capacità fisiche e tecniche diverse, e giustamente gli atleti non sono entusiasti di questa scelta. Per ora è stato un compromesso, la speranza è che in futuro ci possano essere tre o quattro diverse medaglie d’oro per ogni diversa disciplina. Credo che il debutto sia positivo per lo sport, perché avrà più visibilità e quindi più persone potranno appassionarsene. Bisognerebbe però accompagnare la risonanza mediatica con l’educazione, spiegando che l’arrampicata indoor e outdoor sono differenti, e che la natura ha delle regole che dobbiamo rispettare.

Nell’arrampicata indoor o su singoli tiri le prestazioni di donne e uomini sono simili, mentre nelle vie lunghe e nell’alpinismo la presenza femminile è minore. Secondo te perché ci sono queste differenze? È una questiona di forza fisica o un problema culturale?

È una questione culturale, di sicuro non fisica. Basta considerare l’evoluzione stessa dell’arrampicata: quando ero giovane spesso ero l’unica donna in palestra, mentre ora siamo il 50%. È vero, al momento sulle vie di più tiri le donne sono di meno, ma credo che questa situazione cambierà.

 

Se dovessi descrivere il compagno di cordata perfetto, come sarebbe?

È il mio fidanzato! Ci conosciamo molto bene, sappiamo quali sono i nostri punti di forza e di debolezza, siamo abituati ad allenarci insieme, ci capiamo in un attimo senza dover parlare e ci divertiamo sempre molto insieme.

 

Qual è stata la via più difficile che hai scalato?

Alibaba, 8b+, una delle vie più difficili della Francia. Ho visto alcune fotografie tanto tempo prima e me ne sono innamorata subito. La roccia è di una qualità stupenda!

 

Qual è il tuo prossimo progetto?

Vorrei vivere di più il qui e ora e continuare a esplorare l’arrampicata in tutte le sue forme. Poi mi piacerebbe scalare in Marocco, in un posto magico, “Taghia Gorge”.

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