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Eline Le Menestrel: dall’arrampicata alle tematiche ambientali

By Camilla Pizzini

Photo Story Teller Labs

Il suo cognome non passa di certo inosservato nella comunità climbing, la giovane atleta francese originaria di Fontainebleau, patria del bouldering, ha infatti seguito le orme di suo padre, Marc Le Menestrel, uno dei pionieri dell’arrampicata in quest’area. Eline però, pur rimanendo fedele alle proprie origini, fa parte di quella generazione di nuove leve consapevoli delle proprie abilità ma al tempo stesso attenti alle tematiche ambientali.

Ciao Eline, raccontaci qualcosa di te.

Sono una climber e musicista di 22 anni che vive a Marsiglia, dove studio scienze umane. I miei sogni e progetti orbitano attorno al mio amore per l’arrampicata, alla mia fede nella natura e alla mia convinzione, a volte ingenua, che tutto sia possibile. Sono preoccupata per il futuro del nostro pianeta e della nostra società, ma voglio ancora credere nell’umanità.

 

L’arrampicata è un affare di famiglia, ti senti influenzata da ciò che tuo padre ha realizzato? Come è nata la tua passione per i grandi muri?

Mio padre diceva che l’istruzione serve per dare ai figli gli strumenti di cui hanno bisogno per vivere la propria vita, non quella che i genitori hanno immaginato per loro. Allo stesso tempo sono molto influenzata da quello che ha fatto mio padre. Mi piace ripetere le vie difficili che ha aperto. Mi sento molto vicina a lui e posso parlargli di qualsiasi cosa, condividiamo molto di più della sola arrampicata. Ho iniziato ad scalare seriamente a 20 anni dopo un viaggio di 3 mesi negli Stati Uniti dove mi sono ritrovata a salire The Nose in Yosemite anche se non era previsto. È stato fantastico, un’esperienza che mi ha cambiato la vita. L’anno dopo sono stato selezionata per far parte del programma FFME Roc Aventure e ho imparato tante tecniche in parete.

Cos’è la sostenibilità per te?

Mi piace vedere la sostenibilità come “lo spazio tra il fondamento sociale del benessere umano al di sotto del quale nessuno dovrebbe scendere e il limite ecologico di pressione sul pianeta che non dovremmo oltrepassare” (Kate Raworth).

Quindi, se è un luogo, significa che è un posto dove possiamo decidere di andare o da cui allontanarci. Un po’ come la cima di un grande muro quando sei ai suoi piedi. Ad essere sincera ho paura che per scalare questo muro dovrò rinunciare ai miei sogni d’infanzia. Ad esempio, amo viaggiare. Una parte di me vuole continuare a farlo. E se finissi per non provare vie che ho sempre sognato perché non si può fare ora? E se non fosse più possibile viaggiare? Ma allontanarmi dal “grande muro della sostenibilità” mi terrorizza. Temo per la natura e ho paura che il riscaldamento globale raggiungerà punti critici portando a cambiamenti irreversibili a lungo termine. Tutto questo mi fa sentire totalmente sopraffatta. Quindi metto da parte le mie paure e ricomincio dall’inizio chiedendomi: dove ho influenza? E quale battaglia dovrei combattere in base alla voce che ho? Come atleta comunico la mia visione della sostenibilità, la condivido con altri, ispiro brand a realizzare un cambiamento, metto in discussione il modo in cui arrampico e viaggio, prendo in considerazione nuove opzioni e mi impegno per dar vita a nuove opportunità.

“Come atleta comunico la mia visione della sostenibilità, la condivido con altri, ispiro brand a realizzare un cambiamento, metto in discussione il modo in cui arrampico e viaggio, prendo in considerazione nuove opzioni e mi impegno per dar vita a nuove opportunità.”

Come è iniziata la tua collaborazione con Salewa? Cosa ti piace del brand?

È iniziata condividendo dei valori comuni. La prima volta che sono arrivato in sede ho incontrato il mio manager Simon, siamo andati a scalare e siamo diventati amici. Ho condiviso con lui alcuni dei miei sogni e delle idee più folli. Sei mesi dopo mi ha presentato un progetto basato sulle pazze conversazioni che avevamo avuto. Mi ha stupito molto. Ho capito quanto velocemente le idee potevano diventare progetti reali con Salewa.

 

Qualche progetto futuro? Dove ti vedi in 10 anni?

Il mio progetto attuale è guarire dal brutto infortunio che ho avuto recentemente. Mentre in 10 anni mi vedo come qualcuno che ha una voce nella comunità outdoor. Voglio unire la mia passione per l’arrampicata con il mio desiderio di creare un mondo migliore.


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L’arrivo di Eline Le Menestrel all’interno del team Salewa porta con sé un’altra grande novità: la Alpine Hemp!

Dopo anni di ricerca e sviluppo, il brand altoatesino ha lanciato la prima collezione di abbigliamento da arrampicata Alpine Hemp con l’obiettivo di incentivare a lungo termine il ciclo economico locale e la coltivazione della canapa tessile nella regione alpina. Dal canto suo Eline è stata tra i primi atleti del team Salewa a poter testare i prodotti in canapa tessile e ne è rimasta entusiasta: “Apprezzo sia l’idea sia i valori che hanno ispirato la collezione Alpine Hemp. Come climber ritengo importante che vengano sviluppati nuovi tessuti con alte prestazioni e alti standard di sostenibilità.”

 

La canapa tessile – una combinazione perfetta

La canapa tessile è così: pratica e super robusta. Le piante crescono velocemente senza erbicidi e pesticidi, e richiedono pochissima irrigazione. Come tessuto funzionale per l’abbigliamento tecnico, la canapa tessile ha caratteristiche prestazionali naturali: regola temperatura e umidità del corpo, ha valori superiori di traspirabilità, inibisce gli odori e si asciuga rapidamente. Inoltre, la canapa tessile è estremamente robusta e resistente allo sporco. Queste caratteristiche spiegano perché per secoli la canapa tessile sia stata utilizzata per produrre fibre e tessuti di altissima qualità. Tuttavia, le sanzioni economiche e politiche a favore del cotone, e successivamente a sostegno delle fibre sintetiche, hanno portato ad abbandonare l’utilizzo della canapa tessile, la cui coltivazione è stata penalizzata dall’associazione a quella della sua cugina psicoattiva, la marijuana.

 

A favore della coltivazione della canapa tessile in Alto Adige

La canapa ha una autentica tradizione radicata nelle Alpi, e l’Italia è stata a lungo il primo produttore al mondo di canapa industriale e tessile della migliore qualità. Con la sua nuova collezione, Salewa ha preso un impegno a lungo termine per sostenere l’economia alpina attraverso l’utilizzo di risorse naturali. Infatti, dal 2016 il brand altoatesino è impegnato a riportare in Italia la tradizione della coltivazione della canapa tessile, e il dieci per cento del fatturato proveniente dalla vendita della collezione Alpine Hemp verrà investito a favore dell’avviamento alla coltivazione di questa fibra nella regione alpina, con lo scopo di ridare vita a questa tradizione producendo abbigliamento che risponda ai severi standard funzionali necessari per l’arrampicata.

 

Ti intesserebbe sapere di più su come sia stata sviluppata la canapa da parte di Salewa e scoprire tutte le sue proprietà? Scopri di più nel nostro articolo dedicato cliccando qui! 


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