Image Alt

Intervista con Aaron Durogati: ricercando la libertà allo stato puro

By Marta Manzoni

Photo Alex Moling & Damiano Levati

Powered by Salewa

“Una volta che avrete conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare”.

 

Leonardo Da Vinci.

Immagina di toccare un’aquila in picchiata. Fai il solletico alle nuvole e sfiori le chiome degli alberi. Soffi attraverso il vento. Accarezzi il cielo. Danzi nel blu infinito. Guardi il mondo da un nuovo punto di vista. Sei cresciuto circondato dalle Dolomiti e hai iniziato a volare quando eri un bambino. Staccandoti da terra vedi gli umani diventare piccoli come formiche. A fil di cielo esplori, viaggi, scopri cosa c’è oltre quella vetta. E così diventi un fuoriclasse. L’aria: l’elemento segreto, Eden magico destinato a pochi. Tête-à-tête con Aaron Durogati: due volte vincitore della Coppa del Mondo di parapendio, oltre cinquecento chilometri senza mai atterrare, e una spedizione nell’estrema Patagonia, sfidando raffiche oltre ogni limite. Quest’anno, a causa del lockdown, ha fatto solo due gare, i Campionati Austriaci e una tappa della Coppa Italia, le ha vinte entrambe. 

 

Ti ricordi il tuo primo volo? 

Avevo sei anni quando ho fatto il primo tandem con mio padre. Non ho molti ricordi ma, per come sono andate in seguito le cose, direi che dev’essermi piaciuto.  Il mio primo volo da solo, invece, l’ho fatto a 15 anni: dopo qualche prova su dei prati, finalmente era arrivato il momento del decollo, dalla stessa montagna dove ancora oggi mi alleno, a Tirolo, sopra Merano. Qui mi esercito per ogni attività che pratico: corsa, volo su lunga distanza, parapendio acrobatico. È una montagna molto adatta agli sport d’aria.

Che sensazioni provi in aria?

Durante i primi voli, quando avevo 15, 16 anni, ho sentito un’infinita libertà. Vedi tutto da un’altra prospettiva, mi sembrava di essere padrone del mondo intero. Ora è diverso: quando mi alleno il focus è sulla performance, le emozioni più romantiche in parte sono svanite. Mi capita ancora però di volare per puro piacere e realizzare progetti personali che mi regalano momenti indimenticabili. Volare è un po’ come sciare, un altro sport che conosco bene: ti permette di spaziare tra diversi stili, seguendo la tua attitudine, senza annoiarti mai.

 

Nel 2017 hai volato nell’Himalaya indiano insieme a Tamara Lunger. Com’è andata?

Avevo dovuto ritirarmi da una gara importante, la Red Bull X-Alps, per dei problemi al ginocchio, ed ero un po’ demoralizzato: poi verso la fine dell’estate ho iniziato a sentirmi meglio. Ero già stato in quelle zone dell’India e così mi è venuta l’idea di provare un’esperienza fuori dal contesto competitivo e ho subito pensato a Tamara, perché siamo grandi amici. Siamo partiti per un progetto di un mese super wild, in autonomia, e abbiamo esplorato quelle montagne stupende, a piedi e in parapendio. Al tempo Tamara non volava ancora da sola quindi eravamo in tandem, su queste cime alte oltre 6.000 metri, con degli avvoltoi enormi, di oltre tre metri di apertura alare, a pochi metri da noi. Condividere quelle emozioni con un’amica come Tamara è stato unico e prezioso. Ci sono rimaste immagini incredibili di quelle avventure impresse nel cuore. 

 

Sei protagonista di “Planet Earth II”, docufilm della BBC che cattura il punto di vista di un’aquila reale dal parapendio. Hai detto che “per volare come un uccello è necessario pensare come un uccello”. 

Oggi ho condiviso qualche minuto con un falco: questo rapace, così come i corvi, ha un volo molto dinamico, quasi giocoso. L’aquila invece è molto più tranquilla, la sua salita è efficiente, non la vedi mai fare grandi manovre repentine. Quando ho attraversato i Pirenei mi è capitato di percorrere lunghi tratti, anche 30 km, insieme agli stessi avvoltoi. È stato unico condividere questi momenti: in aria ci si aiuta sempre. Le correnti ascensionali non si vedono, le devi intuire, così, quando vedo alla mia destra gli uccelli che hanno trovato un canale migliore rispetto al mio mi sposto verso di loro e viceversa: quando sono io ad andare meglio vengono loro da me, per avere una planata migliore. È una vera cooperazione! Una volta, passando vicino a una parete rocciosa, un’aquila è venuta in picchiata verso di me, probabilmente per difendere il suo nido. È stata un’esperienza molto intensa, a un certo punto il rapace ha capito che il parapendio non era pericoloso, ha fatto una virata e mi ha scortato verso valle, volando con me per un chilometro. Quando ero sufficientemente lontano dalla parete, si è girata ed è tornata indietro. 

Gli uccelli volano solo per motivi pratici o anche per divertimento?

Anche per divertimento! Vedo ogni giorno corvi volteggiare per il puro piacere di farlo, senza uno scopo preciso, fanno una picchiata, un trick, poi rincominciano a sfrecciare. 

 

Qual è il tuo record di tempo in volo? 

L’anno scorso sono stato in Brasile per provare il record di distanza: ho volato per 11 ore, coprendo una distanza di 510 km. Quasi come da Milano a Napoli. Il record del mondo è 570 km, per batterlo mi sarebbero bastati solo altri 50 km! Mangi barrette, bevi con il camelbak, e per andare alla toilette hai una specie di preservativo con attaccato un tubo… In realtà piuttosto comodo. 

 

A giugno, insieme a Bruno Mottini, hai salito la parete Nord dell’Ortles e la Nord-Est del Gran Zebrù, usando il parapendio per concatenare le due pareti, in 9 ore e mezza. 

La salita dell’Ortles non è stata una scampagnata, dalla macchina alla cima sono 2.300 metri di dislivello e le condizioni erano piuttosto tecniche. I primi 700 metri sono di avvicinamento e poi si va di ramponi e piccozza. Avevamo gli sci, se sei bravo, ti danno molti vantaggi, hai un ventaglio di condizioni più ampio per decollare, scivoli su pareti verticali anche con vento forte e sei più veloce. Quando decolli senza sci sulla neve spesso sprofondi fino al ginocchio. Siamo stati veloci in salita e in vetta abbiamo trovato delle condizioni ideali per il decollo. Il volo è stato fantastico, il panorama lassù è davvero spettacolare! Poi, chicca finale, c’è stata la grande soddisfazione di riuscire ad atterrare esattamente sotto la parete Nord del Gran Zebrù, che era un po’ un’incognita. 

“Oggi ho condiviso qualche minuto con un falco: questo rapace, così come i corvi, ha un volo molto dinamico, quasi giocoso. L’aquila invece è molto più tranquilla, la sua salita è efficiente, non la vedi mai fare grandi manovre repentine.” 

Un’avventura “local” sulle tue montagne. 

Vivo profondamente le mie montagne. Non mi piace viaggiare lontano, lo faccio perché fa parte del mio lavoro. Ci sono cose straordinarie da vedere in giro per il mondo ma a casa sto bene, ho la fortuna di abitare in un posto bellissimo, perfetto per tutte le attività che amo. Posso partire da casa a piedi o con la bici elettrica per andare in decollo, evitando auto e mezzi pubblici. 

 

Dolomites Project, un altro progetto local. 33 ore e 149 km tra arrampicata e voli in parapendio di nuovo con Bruno Mottini. 

Le pareti iconiche delle Dolomiti si prestano all’arrampicata, al volo, e al loro concatenamento. Abbiamo fatto quattro vie su tre montagne: avremmo voluto farne due in più ma ci ha fermati un temporale inaspettato. Avevamo il materiale per arrampicare e parapendii grandi, per voli lunghi, soprattutto dal Pordoi verso la Val Badia. Lo zaino pesava sui 15 chili, quindi arrampicare, ad esempio sulla via Don Quixote in Marmolada, non è stato banale. Punto di partenza e arrivo: Malga Ciapela, alla base della parete sud della Marmolada. Abbiamo salito alcune delle classiche delle Dolomiti, spostandoci in volo dalla cima alla base della successiva. Dopo aver salito la via Don Quixote, abbiamo raggiunto la Ovest del Pordoi, e compiuto l’ascensione della via Maria e Dibona. Abbiamo volato fino alla base del Sass Ciampiac, lungo la via Adang. Siamo decollati per rientrare scegliendo un atterraggio intermedio alla base del Col di Lana. Qui, correndo, abbiamo effettuato due salite e due planate e siamo giunti a Sottoguda a notte inoltrata. Infine, stanchi e felici, abbiamo raggiunto camminando il punto di partenza, verso le ventitré. È stato un mix di hike and fly più tradizionale unito all’arrampicata. 

 

Avete avuto paura di volare con il temporale? 

Quando decidiamo di decollare sappiamo quello che facciamo. Il cambiamento non è così improvviso e veloce come si può pensare: il cielo ti dà molti segnali e tempo per valutarli. Se ti fai sorprendere vuol dire che non hai tanta esperienza oppure che hai scelto di tirare al limite. Guardando le nuvole, con un po’ di esperienza e studio, si capisce l’evoluzione del cumulo di vapori, ed è abbastanza facile prevedere il suo sviluppo. Volare sulle montagne di casa aiuta a sapere meglio come muoverti, l’anno scorso però sono stato in Patagonia e posso dire che le nuvole si comportano allo stesso modo in tutto il mondo. 

Com’è andata l’estate?

Mi sono rotto la spalla in bici subito dopo il Dolomites Project, un incidente dovuto a un problema tecnico della bici. Sono stato subito operato e ho avuto la fortuna di essere seguito davvero bene, la convalescenza è stata veloce. Difatti ho appena finito un progetto in Italia, uno spot per un brand automotive: molto interessante, impegnativo a livello tecnico, e davvero super. Sono molto soddisfatto.  

 

Progetti invernali? 

Un’idea semplice, nata durante il lockdown: vorrei raccontare la storia dell’inverno sulle montagne di casa. Sopra Merano si forma una sorta di altopiano con dei laghi, una zona con grandi vette, alte fino a 3.300, molto wild e difficile da raggiungere. Vorrei creare un campo base in quota, lasciarlo su per tutto l’inverno e, con una serie di video clip, anche in time-lapse, raccontare la storia dell’evoluzione della neve, dai primi fiocchi di novembre fino alla primavera. Questo parco giochi è ideale per sci ripido, freeride, speedriding: se non voli è un po’ scomodo, mentre in parapendio almeno la discesa a valle è super easy. Un’altra particolarità di questo spot è il contrasto netto che c’è con la cresta che divide Nord / Sud: in basso c’è una parete verticale dalla quale puoi quasi vedere gli autobus che passano, mentre in alto vedi solamente neve, non c’è un rifugio, nessuna traccia. Un’antitesi marcata tra la parte antropizzata e quella più wild.

 

Porterai tuo figlio in parapendio?

Ha già volato una quindicina di volte, la prima a due anni, con me e la mia compagna, noi tre, con un’unica vela da tandem. Anche lei è una professionista ed è stata molti anni nella nazionale della Repubblica Ceca. 

 

Ci sono persone che a 80 anni volano ancora… Che piani hai per il futuro? 

I progetti esplorativi mi ispirano molto ma sento ancora un’attrazione per le gare. Prima o poi mi annoierò anche delle competizioni ma al momento non è così. A 80 anni non farò le stesse cose di oggi ma credo che mi divertirò lo stesso. Di certo non smetterò mai di volare. E di sicuro non finirò in ufficio. 

Share this Feature

Keep Reading